LA FORZA DEL REPARTO È LA COESIONE, PAROLA DI COMANDANTE!


Breve chiacchierata con il comandante del 13° reggimento Carabinieri Friuli Venezia Giulia

 

 

 

 

Di Giovanna Ranaldo, Gorizia 31 marzo 2015

 

 

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I militari del 13° in attività addestrativa. Foto 13° reggimento 

 

Il 13º reggimento Carabinieri "Friuli Venezia Giulia", è un reparto mobile con propensione all’impiego estero. La storia più recente di questo reparto, inquadrato nella 2^ Brigata Mobile dell’Arma dei Carabinieri, si sviluppa tra varie missioni all’estero, dove ha contribuito a formare buona parte dei contingenti, per i reggimenti IPU[1] (Integrated Police Unit) in Bosnia, MSU[2] (Multinational Specialized Unit) in Bosnia, Iraq e Kosovo; UNIFIL[3] come polizia militare, l’Afghanistan per le operazioni NTM-A (NATO Training Mission); dispositivi di polizia militare, vigilanza e scorta in alcune ambasciate a rischio (solo per citarne alcuni). Attualmente, gli impegni per il reparto si sviluppano tra i nuovi Teatri operativi e le attività di Ordine Pubblico OP.

Per dirla in breve, si tratta di un’unità militare in grado di assolvere compiti di polizia (Military Police, Stability Police Unit, Training Unit) in ambiente non permissivo e in completa autonomia tattico-logistica.

Il comando del Reggimento ha sede in una bellissima struttura in stile asburgico, molto ben tenuta, all’ingresso della città di Gorizia. Ci raccontano che ogni dettaglio, soprattutto relativo al benessere del personale, è alla costante attenzione del comandante. La scalinata interna, gli uffici, perfino le suppellettili che intravediamo, parlano di storia, quella che espande significati a ogni singola citazione, sfumatura, colore o forma. Il comandante del 13° reggimento, colonnello Claudio D’Angelo, ci riceve nel suo ufficio. Il carattere è riservato ma a giudicare dal temperamento, è evidente che il comandante ha ben radicate nel suo DNA, le tradizioni dei paracadutisti.

 

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Il comandante del 13° reggimento colonnello Claudio D'Angelo. Foto 13° reggimento 

 

Comandante quali sono le peculiarità del 13° reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”?

Il 13° reggimento è una di quelle unità dei Carabinieri, che meglio raccoglie ed esprime la duplice natura dell’Arma, quella militare e di polizia. La natura di polizia è evidente, data dalla partecipazione a tutte le attività di Ordine Pubblico, ma anche di soccorso alle popolazioni colpite da calamità sul territorio nazionale. La peculiarità delle tradizioni militari invece, risale addirittura alla Prima guerra mondiale, perché il 13° reggimento è erede anche del I Reggimento Carabinieri Mobilitato, che in occasione della Grande Guerra, (quest’anno si ricordano i 100 anni, esattamente il 19 luglio) si è immolato sul monte Podgora[4], alle porte di Gorizia, in occasione della prima battaglia dell’Isonzo.

Negli anni l’unità è passata attraverso varie modifiche istituzionali e ordinative. Nel secondo dopoguerra si è trovata a essere tra i primi reparti a entrare a Gorizia nel ’47, quando la città è stata restituita all’Italia, infatti era stato ricostituito appositamente per questa esigenza pochi mesi prima in Padova. E’ stato anche uno dei primi reparti a entrare a Trieste nel ’54. Da allora si è caratterizzato per una struttura più spiccatamente militare degli altri assetti dell’Arma, poiché era sempre previsto che, in caso di guerra e mobilitazione, fosse uno dei pochi a passare alle dirette dipendenze di una grande unità dell’Esercito, proprio per assolvere compiti diretti alla difesa di Gorizia.

Negli anni ’90, a seguito della caduta del muro di Berlino e di conseguenza di tutti gli stravolgimenti che ci sono stati (non solo nella politica internazionale ma evidentemente nell’organizzazione militare dell’Italia), in un primo tempo il 13° ha perso la sua configurazione specifica di unità “da guerra”, assumendone una più vicina a quella degli altri reparti dell’organizzazione Mobile, ma successivamente, con il nascere e lo svilupparsi delle operazioni di polizia internazionale, delle missioni di pace, è stato prescelto dal Comando Generale insieme al reggimento gemello, il 7° reggimento Trentino Alto Adige con sede a Laives, per essere il bacino d’impiego per l’estero.

Tutto questo a partire dal ’97 in Albania, proseguendo poi per la Bosnia e il Kosovo, passando per l’Iraq (dove il reparto ha dato un contributo pesante di sangue con tre caduti in occasione della strage di Nasiriyah del 12 novembre del 2003), proseguendo con l’impiego in Afghanistan. Il reparto esprime le potenzialità e le capacità militari e di polizia dell’Arma dei Carabinieri, in particolare la capacità di effettuare operazioni di polizia in un contesto operativo nel quale una normale forza di Polizia, con uno statuto e un’organizzazione prettamente civile, avrebbe evidenti difficoltà ad operare.

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Attività addestrativa di Ordine Pubblico. Foto 13° reggimento 

 

Quanto è importante l’addestramento per una realtà come questa e quanto tempo gli dedicate?

E’ fondamentale, perché solo l’addestramento può dare sicurezza. C’è il vecchio detto: “…il sudore in addestramento risparmia il sangue”. E’ così, in tempi moderni non si può uscire dal territorio nazionale e improvvisarsi soldati, bisogna conoscere le tecniche, le procedure, i materiali che si hanno a disposizione. Solo così si può esprimere il massimo delle potenzialità in sicurezza. Da un punto di vista organizzativo, abbiamo strutturato l’addestramento in tre fasi: addestramento “d’accesso”, “di mantenimento” e gli “amalgama pre-missione”. L’”addestramento d’accesso” è quello a cui viene sottoposto tutto il personale che arriva al reparto, sono 14 settimane di corso (5 la prima fase e 9 la seconda ndr), che si articolano in una prima fase comune a tutto il personale, (anche quello che va svolgere prettamente funzioni logistiche), che da una capacità minima di operazione all’estero. A seguire c’è una fase avanzata, svolta da quasi tutto il personale, perché in realtà pochissimi Carabinieri arrivano al reparto già destinati a incarichi logistici, se non chi ha già una sua specializzazione (ad esempio l’ufficiale medico o l’unità destinata a funzioni amministrative). Questo corso serve a dare una formazione di base comune a tutto il personale. E’ comunque un corso selettivo, ma con una finalità ben precisa. Il nostro obiettivo dev’essere quello di far superare ai militari un’ideale “asticella”, e dobbiamo essere soddisfatti se tutto il personale riesce nel compito, l’importante è che per ottenere questo non abbassiamo mai quell’”asticella”. Il nostro impegno resta quello di portare tutti i militari a essere nelle condizioni ottimali per superare la prova, in modo che tutti potenzialmente siano idonei a svolgere i compiti. Se qualcuno non è in grado, dobbiamo prenderne atto, ma senza gioia, e mettere il militare a disposizione dell’Arma dei Carabinieri perché lo rimpieghi in altro posto dove potrà esprimere al meglio le sue capacità.

L’addestramento “di mantenimento” deve necessariamente essere continuo per essere efficace. In questo reparto, che contemporaneamente svolge anche compiti di polizia sul territorio nazionale, ovviamente contemperare le esigenze crea delle difficoltà, perché l’operatività ha la priorità sull’addestramento. Spesso si arriva a dover annullare attività addestrative pianificate, e a dover riorganizzare quanto si è programmato di fare. Compito della linea di comando è quello di massimizzare gli sforzi, più che con i mezzi, con il tempo a disposizione, anche aggiustando in corso d’opera in relazione alle disponibilità del personale. L’”amalgama” è un’attività finalizzata a verificare l’addestramento di chi sta andando all’estero. Si chiama così perché si ha l’occasione di addestrare insieme il nucleo che va fuori area, permette anche a loro di confrontarsi meglio, di verificare vicendevolmente la conoscenza delle procedure, di “amalgamare” le proprie capacità e il proprio potenziale.

 

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 L'Ordine Pubblico è una delle attività in cui è maggiormente impiegato il reparto, per le sue peculiarità. Foto 13° reggimento

 

L’Ordine Pubblico OP è un’attività molto delicata, comporta una grande preparazione tecnica, ma anche una particolare predisposizione del personale a quello che poi è la realtà dello stress psicologico, elevatissimo. Ce ne parla?

Io penso che l’immagine tipo dello stress, della capacità di resistere e dell’importanza di riuscire in questo, sia quell’immagine di alcuni anni fa, del Carabiniere che rimaneva impassibile di fronte al manifestante in Piemonte, che offendeva non solo lui ma anche la sua famiglia. Non era un Carabiniere del reparto, ma era un militare dell’Arma che ha dimostrato un’altissima senso di responsabilità e un’altissima capacità di resistere allo stress. Quella è una delle qualità fondamentali dell’Ordine Pubblico: non possiamo farci prendere la mano, non possiamo perdere la testa, la può perdere il manifestante, noi no, perché noi siamo lo Stato. E’ importante saper mantenere sempre il sangue freddo, ma soprattutto la coesione del reparto, perché la forza del reparto in OP è la coesione e quindi la capacità di utilizzare al meglio i materiali che si hanno e le procedure che si conoscono. Anche lì è tanto addestramento, tanto senso di responsabilità, tanta forza psicologica.

 

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 Georgia. Gli assetti del 13° vengono impiegati nei maggiori teatri operativi internazionali. Foto 13° reggimento

 

L’attività di OP richiede al reggimento uno sforzo non indifferente, soprattutto di questi tempi. Può darci qualche numerico rispetto alla forza dedicata a questo tipo d’impiego?

Si tratta di dettagli classificati. Diciamo che in ogni circostanza dobbiamo sempre tener conto della capacità di adattarci alle situazioni e a quello che richiede un’attività operativa (che ha la priorità sull’addestramento) e anche il benessere del personale che è dato dalla possibilità di usufruire di adeguati periodi di licenza o comunque di riposo o di servizio in sede. E’ evidente che un conto è far servizio a 300 chilometri dalla famiglia, diverso è tornare a casa la sera dai propri familiari. Questo richiede un’attività di pianificazione notevole, sulla quale vanno a incidere comunque ulteriori richieste, perché noi abbiamo in questo momento la certezza sulla richiesta standard di contingente fisso a Milano, ma sicuramente avremo anche delle richieste improvvise dovute a singoli eventi (come ad esempio l’inaugurazione o la possibile manifestazione di qualche frangia di contestatori), per cui dovremo mantenere la capacità di pianificare, di rispondere ad eventuali esigenze improvvise, di garantire nei limiti del possibile adeguati turni di riposo e di licenza ai militari dipendenti.

 

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Libano, rilievi sul fronte di un incidente. Foto 13° reggimento 

 

Nei prossimi giorni sarete materialmente impegnati sul fronte Expo, come vi state preparando?

L’impegno sarà sicuramente massiccio e coinvolgerà tutta l’Arma dei Carabinieri non soltanto il 13°. Nell’aggiornamento continuo dell’attività addestrativa alla realtà, stiamo passando con maggiori energie all’addestramento all’Ordine Pubblico, in modo da ricondizionare tutto il personale che da anni è destinato a incarichi non prettamente operativi. In questo modo potremo renderlo in grado di avvicendarsi nel tempo, perché sarà un impegno di lunghissima durata (sei mesi), per garantire un’adeguata rotazione e tempi di recupero a tutti i militari. Sicuramente dovremo ricorrere a un bacino di Carabinieri più ampio possibile e quindi dovremo mettere tutti in grado di operare al meglio. Verificheremo le tecniche prossimamente, anche quelle dedicate a situazioni più a rischio, come ad esempio il “Fire fighting”, l’impiego di molotov (ordigni di tipo incendiario che spesso si vedono nelle manifestazioni di piazza) da parte di potenziali facinorosi. Abbiamo intensificato l’addestramento dei tiratori scelti, perché non ci sono solo aspetti di Ordine Pubblico standard: un evento come l’Expo esige anche un servizio dedicato alla prevenzione di eventuali atti di terrorismo, nel quali son impiegati vari settori, specialità, e nel caso nostro contribuiremo anche con un nucleo di tiratori scelti per i quali abbiamo previsto degli addestramenti specifici anche con il concorso del GIS.

 

 

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Carabinieri del reggimento in attività sul suolo afghano. Foto 13° reggimento

 

Come si stanno evolvendo secondo lei le capacità del 13° rispetto ai nuovi scenari che stiamo andando ad affrontare sia sul fronte interno che all’estero?

Per quanto riguarda il fronte interno, siamo sicuramente in grado di esprimere delle capacità che rispondono alle attuali esigenze dell’Arma dei Carabinieri, soprattutto in termini di OP.

Spesso vedo (e la cosa mi fa piacere) che frequentemente i contingenti del 13° così come del 7°, vengono tenuti di riserva, perché sono coloro che danno il miglior livello di affidabilità e prontezza. Sono in grado di intervenire con brevi tempi di preavviso, di spostarsi in zone diversificate e quindi sono considerati un elemento su cui far conto. Per quanto riguarda l’estero, quello che sta cambiando (a cui ci stiamo adeguando) è le modalità di missione; stanno decisamente evolvendo: sempre più spesso non si parla più di MSU ma di “centro di addestramento”, di nuclei di “mentoring” e “monitoring”, che richiedono ottime capacità individuali. Il problema non è più schierare una compagnia in MSU: l’esigenza è quella di schierare piccoli nuclei d’istruttori in cui tutti devono essere capaci, auspicabilmente tutti devono conoscere la lingua inglese, ed essere in grado di fare gli istruttori in una o più materie. In sostanza schieriamo piccoli nuclei che sempre più spesso devono essere formati da specialisti, il che ovviamente richiede anche una capacità di crescita professionale continua da parte di tutto il personale.

  

C’è qualcosa che si porterà nel cuore di questo reparto?

L’evento che più di tutti ha lasciato una traccia nel mio cuore, è stata la tragica fine dell’appuntato scelto Manuele Braj. Vedere il reparto che si è stretto in un momento di dolore intorno alla famiglia, e l’uno con l’altro, è stato un momento di altissimo impatto emotivo per me. L’appuntato scelto Braj aveva una moglie giovanissima, un bimbo appena nato, una famiglia a cui non è mancato l’abbraccio del 13°. Familiari che sono rimasti in contatto con il reparto, tutt’oggi abbiamo ancora questo rapporto, questo sentirci, incontrarci in questa sede. E’ stato comunque un momento molto particolare che ha segnato la vita del reggimento e che sicuramente mi è rimasto impresso. Un giovane militare che ha sacrificato tutto per adempiere agli ordini che gli erano stati impartiti.

  

 

 

[1] Integrated Police Unit (IPU). Unità multinazionale di polizia, guidata e composta in maggioranza da carabinieri, presente in Bosnia-Herzegovina nell'ambito della missione di EUFOR, aveva tra i suoi compiti anche attività di assistenza umanitaria e di aiuto alla ricostruzione (Cimic), ritenute essenziali al conseguimento dei più ampi obiettivi di stabilizzazione e di pacificazione della Regione.

[2] L'unità specializzata multinazionale (Multinational Specialized Unit o MSU) è un’unità militare di polizia multinazionale, disegnata e storicamente guidata dall’Arma, che conferisce capacità di polizia al Comandante militare in teatro. Per definizione l’MSU non svolge compiti di MP.

[3] Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (United Nations Interim Force in Lebanon UNIFIL) è una forza militare d’interposizione dell'ONU, creata il 19 marzo 1978. Il mandato è stato rinnovato in seguito all'invasione israeliana del Libano del 1982, in seguito al ritiro delle truppe israeliane dal Libano del 2000 e in occasione dell’intervento israeliano in Libano del 2006.

[4] Il monte Calvario (Podgora in Sloveno) è una collina a ovest di Gorizia, sulla sponda destra del fiume Isonzo. Viene ricordato come uno dei monti delle “Battaglie dell’Isonzo” durante la Prima guerra mondiale. Prima di tale conflitto la collina, compresa la cima a quota 241, era nota (e lo fu anche durante la guerra) come Podgora, dal nome dell’omonimo villaggio, attualmente chiamato Piemonte del Calvario. L’altura, seppur di modesta altezza, fu la testa di ponte austroungarica a difesa di Gorizia. Attualmente, sia la cima, sia la zona detta delle “Tre Croci”, ospitano dei monumenti a ricordo delle Battaglie dell’Isonzo.

 

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