LA RESPIRAZIONE COME STRUMENTO DI GESTIONE DELLO STRESS NEI TEATRI OPERATIVI


Le tensioni derivanti da dinamiche nuove o particolarmente impegnative, possono essere gestite. L'esperto ci spiega come l'organismo può venirci incontro.

 

 

Di Alessandro D’Orlando                                                                                                     24.03.2014

 

Nel proprio quotidiano, qualsivoglia performance particolarmente impegnativa sul piano mentale o fisico, soprattutto qualsiasi situazione che ha un significato importante a livello personale/professionale, provoca uno stato d’ansia che è “preparatorio” alla sfida che ci attende. Questo stato d’ansia se è troppo basso, determina prestazioni scadenti, ma lo stesso effetto ha anche uno stato d’ansia eccessivo (il cosiddetto distress, o “stress cattivo”). Sulla base di quanto appena illustrato, il livello di tensione dovrebbe quindi essere nel giusto range (parliamo così di eustress, o “stress buono”). Moltissime sono le situazioni quotidiane stressanti: dall’esame scolastico all’incontro per un nuovo impiego, fino alla prestazione sportiva o al cambiamento legato alle proprie abitudini.

Negli ambienti dove si modificano ritmi, vengono stravolte le abitudini e il contesto sociale e ambientale crea situazioni che allontanano fortemente l’individuo dalla sua quotidianità, i livelli di stress sono ancora più alti e portano facilmente a livelli di distress: è il caso dei professionisti impiegati nelle aree di crisi, dagli operatori delle NGO (Non-Governmental Organization), delle IO (International Organization), operatori dell’informazione, fino ai militari in missione fuori-area. In poche parole: gli attori impiegati in teatri operativi. Per ovvi motivi di opportunità, concentreremo l’attenzione in particolare sulla figura dei militari, che pur essendo soggetti a specifici addestramenti (mirati non solo ad acquisire le tecniche e le competenze, ma anche una buona capacità di gestione delle criticità), non sono totalmente immuni a diversi fattori che possono incidere notevolmente sul livello di stress.

Tra i fattori, sul piano fisico ci sono: il territorio, che può portare a una pressione a causa del repentino cambiamento climatico, soprattutto in luoghi proibitivi come l’Afghanistan; l’altitudine (come nel caso dell’installazione di Herat); l’aria densa di polveri o l’alimentazione, che favoriscono in alcuni casi disturbi gastrointestinali e congiuntiviti. Sul piano mentale ed emotivo: il costante stato di pericolo (che può essere amplificato tramite l’immaginazione dei possibili scenari che possono comparire l’ora, il giorno, la settimana successiva, e da un possibile senso d’impotenza davanti a situazioni ipotetiche e di non semplice sostenibilità); episodi critici occorsi non solo a sé stessi ma anche ai colleghi, come incidenti o attacchi; stanchezza per i turni estenuanti; la lontananza dai propri affetti sul lungo periodo. Infine, insicurezze, pregressi emotivi non felici, ricordi spiacevoli, problematiche di salute possono aumentare il livello di vulnerabilità soggettivo.

Le conseguenze dello stress possono essere innumerevoli: stati mentali che aumentano l’imprecisione nelle operazioni ed espongono a inutili rischi; conflitti con i proprio colleghi e la propria squadra di riferimento innanzitutto, e in secondo tempo anche su familiari; disturbi legati al sonno o all’appetito, fino alle forme più gravi quali ad esempio la depressione, i disturbi organici e i sintomi tipici susseguenti ad episodi traumatici importanti come il Disturbo da Stress Post Traumatico. Uno degli effetti immediati dell’incremento del livello di stress, immediatamente identificabile e più facilmente monitorabile, è la riduzione della respirazione e conseguentemente un rapido deterioramento psicofisico: questo è il motivo per cui le tecniche di respirazione possono essere molto utili.

La pratica della respirazione consapevole ad esempio, prevedendo un’attenzione costante al respiro e alle sensazioni a esso collegate, consente lo sviluppo della “propriocezione” (percezione di se stessi): è posta così la base della capacità di monitorare il proprio stato psicofisico con precisione. La capacità di avere la corretta percezione, istante per istante, delle proprie condizioni fisiche (es. livello di ossigenazione o tensioni muscolari inutili), emozionali (tipo di emozioni provate e intensità), mentali (grado di concentrazione e di attenzione) è la premessa fondamentale per un’adeguata capacità di risposta nel “qui e ora” a quello che la situazione richiede.

Oltre a incrementare la presenza mentale, la pratica della respirazione addestra al ritiro dei sensi dall’esterno e dalle attività spesso incessanti e febbrili della mente – passaggio molto importante per giungere a stati di rilassamento rigeneranti a dispetto di eventuali stressors esterni o interni (dolori fisici, immagini o pensieri disturbanti). Testimoniano l’efficacia della pratica anni e secoli di utilizzo dello strumento all’interno delle arti marziali delle origini, dove non bastava la conoscenza tecnica dei gesti o delle armi: occorreva una presenza mentale, una capacità di risposta davanti alle situazioni più angoscianti, che poteva essere adeguatamente sviluppata solo addestrando la mente a “svuotarsi”, per esempio focalizzando l’attenzione sul respiro.

Oltre a questi vantaggi rispetto alla gestione dello stress, alla consapevolezza di sé e alla presenza mentale, ne abbiamo altri dalla pratica del respiro consapevole lento e profondo:

a livello fisico migliora l’eliminazione tossinica e lo scambio ionico con l’ambiente esterno, consentendo così di recuperare in tempi più ridotti eventuali perdite energetiche; inoltre, l’alcalinizzazione del sangue contrasta in modo benefico l’acidificazione a cui siamo sottoposti a causa dell’alimentazione errata e un accumulo tossinico.

A livello emotivo permette di rilasciare le tensioni, accumulate nelle parziali apnee a cui ricorriamo inconsciamente per bloccare un dolore fisico, emotivo o una immagine o pensiero dolorosi (ad esempio, quando si contrare il respiro per non sentire un colpo al ginocchio). Se vi soffermate ora sul vostro respiro, mentre state leggendo queste righe, potrete notare il suo ritmo e la profondità  (e potreste ripetere questo piccolo test domani notando come cambiano i parametri osservati in base al contesto). Potrete quindi scoprire come in situazioni di tensione il respiro diventa più corto e lento, e all’opposto in momenti di tranquillità diventa più lento e profondo.

A livello mentale, l’aumento dell’ossigenazione consente di migliorare la memoria e la concentrazione, prime vittime delle apnee respiratorie. L’attenzione dedicata al respiro porta inoltre a uno stato mentale di maggiore calma e tranquillità e non a caso è questa la più antica pratica di rilassamento/meditazione che l’umanità conosca, a partire dalle tecniche yogiche (che riguardano lo Yoga n.d.r.) dell’India datate 5000 anni.

Riassumendo, il primo segnale di stress importante è la riduzione del respiro: attuata in modo inconscio per non percepire stimoli spiacevoli, nel tempo porta a un deterioramento della qualità del sangue, dello stato mentale e della condizione psicofisica in generale. Questa situazione può essere contrastata efficacemente addestrando l’abilità di portare consapevolmente l’attenzione al respiro e rendendolo più lento e profondo.

In teatro operativo, è possibile addestrare questa capacità praticando tecniche molto semplici ed efficaci. Ad esempio ritagliandosi cinque minuti, stando seduti in ufficio (sedendo con la schiena dritta, a occhi chiusi, in ambiente ben areato); oppure all’aperto, stando in piedi o seduti, sempre a occhi chiusi; oppure in camera prima di dormire, distesi sul letto.

Con il tempo, con la pratica, sarà possibile portare l’attenzione al proprio respiro a occhi aperti, durante le attività della giornata e si potranno notare i vantaggi sul piano psicofisico e del proprio comportamento (migliorato e maggiormente controllato). Il “respiro consapevole” è quindi un alleato prezioso nel mantenere il giusto livello di stress e garantire, con pochissimo dispendio di energie, una migliore qualità della vita.

  

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Alessandro D'Orlando, è psicologo clinico e psicoterapeuta ad indirizzo gestaltico. Membro dell’Associazione EMDR - Eye Movement Desensitization and Reprocessing - Italia, consulente aziendale e formatore, conduttore di gruppi di crescita personale; autore del libro “Intelligenza Emotiva e Respiro”, ed. Amrita, 2007 e dell’audio libro “La magia del respiro circolare”, ed. Good Mood, 2014. Per informazioni: alessandro.dorlando@gmail.com

 

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