L'ISLAM E CHARLIE HEBDO


Breve analisi del sociologo L. Abeille

 

Di Leandro Abeille

13 gennaio 2015

 

 

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 Un fotogramma del video che riprende l'uccisione dell'agente Ahmed Merabet. Foto web

 

53 ore di follia

Due fratelli, Cherif e Said Kouachi ed una coppia di fidanzati, Amedy Coulibaly e Ayat Boumeddiene (ricercata, la cui presenza in città durante quelle ore non è ancora confermata), hanno messo a ferro e fuoco Parigi e la sua immediata periferia. Le 53 ore di follia costano, per mano dei fratelli Kouachi: 11 morti nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, perchè pubblicavano vignette blasfeme anche nei confronti di Dio e Maometto ed 1 poliziotto di pattuglia intervenuto a soccorso. Colulibaly uccide 1 poliziotta solo perchè poliziotta, mentre altre 4 perdono la vita perchè si trovavano in un negozio Kosher nell'ora sbagliata. Più di 20 i feriti totali. Vanno a chiudere il conto, la morte dei due fratelli che, asserragliatisi in una tipografia di Dammartin – en – Goële, hanno provato una sortita contro le forze di polizia finendo come avrebbero voluto, da "shaid", e Coulibaly ucciso, invece, dalle forze speciali mentre era ancora asserragliato nel negozio. L'assalto dei fratelli Kouachi, francesi, di origine algerina, noti alle forze di sicurezza per essere persone che volevano combattere per il Jihad, colpisce l'Occidente perchè è un attacco alla completa libertà delle persone, un attacco alla satira. La satira di Charlie era piuttosto pungente e non risparmiava la religione e le divinità, ma se un occidentale, al massimo, si sdegna per vignette di "pessimo gusto", per un musulmano le reazioni accetabili possono essere differenti. Per un musulmano salafita il passaggio della Sura di al Azhab (i Congiurati): " Coloro che offendono Allah e il Suo Messaggero sono maledetti da Allah in questa vita e nell'altra: [Allah] ha preparato per loro un castigo avvilente.... se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte" può facilmente significare uccidere chi dovesse disegnare vignette blasfeme. Non violerebbe affatto la sharia e in pochi riuscirebbero a sostenere il contrario, dal punto di vista teologico-giuridico islamico.

 

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 Sono sempre di più i giovani convertiti all'Islam. Foto web

 

L'Islam vincente

In molti si affannano a confermare che l'Islam non uccide, sarà pure così, ma un dato è certo che: "Naturalmente non tutti i musulmani sono terroristi, ma, malauguratamente, la maggior parte dei terroristi nel mondo è musulmana" (Cit. Abdul Rahman Al Rashed, giornalista di Asharq al-Awsat). Quello di cui non ci si capacita è che non esiste l'Islam, esistono vari tipi di Islam. Il sufismo turco non può essere paragonato al wahabismo dell' Arabia Saudita, gli sciiti duodecimani dell'Iran e del Libano sono sicuramente differenti dai sunniti dello Stato Islamico, i sunniti palestinesi sono differenti dagli Alawiti siriani. Differenze teologiche che non sono sottigliezze, basti pensare che la principale differenza tra sunniti e sciiti è proprio il riconoscimento della discendenza dal Profeta e non è proprio una cosa di secondaria importanza. Eppure, nonostante esistano vari tipi di Islam, l'Islam è uno solo. E' un dogma, come quello della Trinità cattolica. E come nel Cristianesimo esistono varie correnti, tra loro diversissime, basti pensare al Cattolicesimo e ai Testimoni di Geova, è perciò vero che il Cristianesimo è uno, anche se ne esistono di più tipi. Il Cristianesimo negli ultimi secoli ha subito il processo di secolarizzazione – che detto in soldoni – vuol dire che la religione è diventata meno importante nei cuori e nelle menti delle persone e ne influenza meno le azioni, rispetto ai valori "civili" o delle leggi del legislatore. Il processo di secolarizzazione in Occidente è maturato all'interno della cultura umana come uno sviluppo sociale che ha portato alla cultura occidentale. Nell'Islam i pochi tentativi di secolarizzazione sono stati forzosi, quello dello Shah Reza Phalavi in Iran, quello di Nasser in Egitto, quello di Zahir Shah (e dei governi comunisti che si sono succeduti fino al ritiro delle truppe sovietiche) in Afghanistan. Questi tentativi hanno portato, rispettivamente, alla rivoluzione islamica di Khomeini, alla vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto (avvenuta in seguito alle prime elezioni libere) e ai talebani in Afghanistan. L'Islam vincente, come nel caso dello sviluppo dello Stato Islamico tra Siria e Iraq è quello radicale e non certo quello moderato di stampo europeo.

 

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 La piazza è stata la risposta della popolazioni e delle istituzioni a quanto accaduto in questi giorni in Francia. Foto web

 

L'Islam non è il Cristianesimo dove "si da a Cesare quello che è di Cesare", nell'Islam tutto è di Dio e non ci sono discussioni. In questa visione l'Islam risulta ovunque vincente perchè è una risposta sicura a due domande fondamentali dell'uomo, la prima è "per chi vale la pena di vivere e di combattere?", la seconda, "dove andremo dopo questa vita?". A queste domande l'Islam risponde con pienezza, per questo motivo in Italia ci sono molte più conversioni all'Islam di quante ce ne siano al cattolicesimo. L'Islam è vincente anche politicamente, perche dopo l'annichilimento del comunismo, l'unico "massimo sistema" completo e disponibile era proprio l'Islam. E questo passaggio fu "profetizzato dall'Ayatollah Khomeini che in una dichiarazione a Gorbaciov tramite radio Theran dell'8.1.1989 diceva: "Ti annuncio pubblicamente che la Repubblica islamica dell'Iran, essendo la base maggiore e più importante del mondo islamico, è in grado di aiutare facilmente a riempire il vuoto ideologico del tuo sistema". La sostituzione del comunismo con l'Islam è così evidente che ormai tutti associano la cultura occidentale a quella islamica e non a quella mediorientale o del golfo, perchè l'Islam non è solo religione ma un vero e proprio sistema politico.

"Nell’Islam c’è una perfetta completezza, ed è più preciso, più globalizzante, è meglio di quanto hanno scoperto le filosofie sociali e le menti più geniali dei nostri giorni. Per un certo periodo i musulmani non sono stati consapevoli della loro storia, ma quando Allah ha aperto gli occhi di molti pensatori ed essi hanno confrontato le regole sociali inspirate dalla loro religione, con quello di cui parlano i grandi ricercatori di scienze sociali, hanno percepito un enorme differenza tra i tesori della loro più importante eredità e quanto propongono tali pensatori"- sosteneva Hasan al-Banna, il fondatore dei movimento dei fratelli musulmani, già subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Non solo, il politico islamista è l'unico che ha dimostrato di essere attento alle esigenze del popolo. I politici di Hamas sono immuni dalla corruzione che invece anima al-Fatah, basano, infatti, le loro azioni secondo la Sharia (la legge desunta dal Corano e dai detti e i fatti del profeta o dal consenso o per il benessere della comunità, o dall'analogia e dai pronunciamenti religiosi) che essendo legge di Dio è immensamente superiore a quella degli uomini. L’Islam coinvolge così tanto la vita sociale dei musulmani che anche la percezione di sé stessi passa per la religione. I cittadini dei paesi islamici si considerano più come musulmani che appartenenti ad una nazione, nel Pakistan il 79 % della popolazione si considera musulmana prima che pakistana, in Marocco il 70% ed in Giordania il 63% (dati del  Pew Global Attitudes Project – 2005).

 

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 Le vittime dell'attentato al giornale francese Charlie Hebdo. Foto web

 

L'Islam è quello che è, non quello che ci piacerebbe che fosse

La sharia è il punto da cui si deve dipanare il dilemma, tutto occidentale, sull'Islam moderato e l'Islam radicale. In considerazione del fatto che Islam è "sottomissione (abbandono totale) a Dio", vuol dire che ciò che Allah comanda il fedele deve fare. Non esiste allora un Islam moderato, un Islam "vivi e lascia vivere", un Islam in cui "le vignette satiriche sul Profeta vanno bene", un Islam di "parità tra uomo e donna nel senso occidentale, un Islam in cui "la legge dell'uomo è più importante di quella di Dio". Nell'Islam c'è il musulmano buono e quello cattivo e quest'ultimo è quello che non rispetta fedelmente la sharia. L'Islam che definiamo "moderato" è minoritario e legato al tipo di vita che si compie in un dato paese. Un musulmano europeo sarà sicuramente più moderato di un saudita, semprechè non voglia riscoprire le sue origini e non vada a farlo in qualche campo di addestramento o in qualche madrasa. Non si tratta neanche di appartenenza etnica, oltre 10 attentatori suicidi in Iraq erano occidentali convertiti, altri occidentali stanno combattendo in Siria e in Libia, cittadini europei di discendenze mediorientali partono tutti i giorni per inseguire il Jihad. I terroristi che hanno compiuto la strage nella redazione di Charlie Hebdo non sono cattivi musulmani hanno seguito la Sharia ed hanno fatto quello che, secondo molti, qualunque musulmano avrebbe dovuto fare. Questo è il succo delle dichiarazioni dei musulmani radicali ma è anche quello che in maniera strisciante si dicono, lontani da orecchie indiscrete, i musulmani che vivono in Europa. Nelle dichiarazioni pubbliche c'è tutto un fiorire di distinguo, di condanna, di dispiacere, a voler essere cattivi si chiama "tukya" (dissimulazione) la strategia garantita dalla legge islamica quando palesare la fede (e le proprie credenze in generale) potrebbe essere gravemente lesivo della vita, dell’incolumità personale o della libertà. Quello che spaventa è la voglia di credere degli occidentali in un Islam che non esiste perchè l'Islam e le libertà occidentali non sono compatibili. Non si tratta di essere aperti o meno, si tratta di conoscere o meno una religione complessa e affascinante come quella musulmana. Vogliamo credere a tutti i costi ad un Islam che non esiste, perchè le azioni perpetrate in suo nome ci terrorizzano e allora crediamo con tutte le nostre forze in qualsiasi cosa ci tranquillizzi. L'Islam è una religione meravigliosa colma di inviti alla pace e alla fratellanza ma anche di inviti alla guerra e alla sopraffazione che possono essere usati a seconda delle esigenze e, forse, degli interessi.

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 Esistono vari tipi di Islam con cui ci si deve confrontare. Foto web

 

 

Conclusioni

Si ritorna allora a quanto si diceva in precedenza, esistono vari tipi di Islam con cui ci si deve confrontare, se con un sufi, forse, si può ironizzare sulla vita, sulla creazione e magari su Dio, con un appartenente ai Fratelli Musulmani non si può fare ed entrambi sono parte integrante dell'Islam. Occorre rilevare poi che l'Islam vincente è quello radicale sunnita, quello di al-Qaeda o dello Stato Islamico e non quello tollerante dei mistici sufi, che sono i primi ad essere uccisi nelle guerre intrareligiose in corso in Iraq ed in Siria. Una mano la sta dando anche l'Occidente, quando ha sponsorizzato le "primavere arabe" che altro non erano che un "risveglio radicale". In molti sostenevano l'alito di libertà contro i dittatori, per rendersi conto, troppo tardi, che dare spallate a quest'ultimi, voleva dire far nascere un altro stato islamico come quello che nascerà in Libia. Si sa, gli esperti di politica internazionale sono così poco lungimiranti che a memoria d'uomo non si ricorda una loro scelta razionale. E' allora necessario stabilire, prima di parlare di integrazione con l'Islam, di quale Islam stiamo parlando, perchè nella maggioranza dei casi integrare cultura (ed interessi) occidentali e cultura (ed interessi) islamici, non è proprio possibile. Prima di pensare a contrastare il terrorismo dobbiamo essere consapevoli che c'è quel musulmano che ride e si diverte insieme a te anche se la sua squadra ha perso il derby ma è pronto ad ucciderti se bestemmi. E' con la differenza tra i valori secolarizzati occidentali e quelli religiosi musulmani che dobbiamo trattare e non sperare che ci sia un Islam che assomigli a quello che ci piace.

 

 

Leandro Abeille è giornalista e sociologo, OSCE Law Enforcement Instructor. 

 

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